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DIMENTICARE IL FIGLIO IN AUTO

Accade ogni estate.
E allora leggi post e commenti, articoli e considerazioni. E nessuno ci sta ad accettare che questo accada a un genitore che ama i propri figli. Nessuno ci sta ad accettare che in quella trappola l’abbia dimenticato proprio una mamma o un papà. Ed è normale, perché significherebbe accettare che l’abominio esiste anche nella mente di un genitore, significherebbe accettare che siamo tutti possibilmente a rischio. E questo ci fa paura, ci rende insicuri e incontrollabili.
E allora ci si domanda quanto bene avrà rivolto quel genitore a quel bambino, nel tentativo di commisurare il suo bene col tuo, quanta considerazione avrà ricoperto nella sua vita, a che posto stava? Ci costruiamo scale per non cadere, nel tentativo di dire che sì, il nostro bene, la nostra attenzione, saranno sicuramente di più, e quindi a noi non può succedere. E invece sbagliamo, ed è questo che nelle storie di bimbi dimenticati in auto ci fa più paura, la consapevolezza taciuta che potrebbe accadere a tutti. C’è un timore nascosto che ci tormenta in testa ogni volta che questo accade, un timore inaccettabile per noi che amiamo così tanto i nostri figli.

Tranquilli, il mondo non finirà nel 2012

 

Ulteriore duro colpo ai profeti di sventura: trovato un antico e ancora sconosciuto calendario Maya che sposta in avanti le lancette della ipotetica fine dei tempi.

Si è parlato e si continua a parlare molto del fatto che, secondo le previsioni di un calendario Maya, il mondo dovrebbe finire il 21 dicembre 2012, ma adesso una recente scoperta archeologica dimostra che il calendario Maya non finisce quest’anno, ma continua ad andare avanti (guarda anche le 5 fini del mondo mai avverate).

Calendario azteco.

Nel corso di uno scavo del sito archeologico di Xultun nella regione di Peten (Guatemala) sono state scoperte delle registrazioni astronomiche risalenti al IX secolo dC, si tratta delle più antiche finora conosciute. I numeri che sono tabulati tracciano il moto della Luna e sembrano anche avere delle relazioni con le orbite di Marte e Venere, e, buona notizia per chi ci crede, non prevedono che il mondo finirà quest’anno, infatti, alcune delle annotazioni sembrano riferirsi a date lontane nel futuro, ben oltre il 2012.
(I maya e la fine del mondo: perché è una bufala)

Le tavole astronomiche, incise sulle pareti di un piccolo edificio, sono state scoperte durante gli scavi di un grande sito archeologico che è stato intensamente saccheggiato nel nord del Guatemala, in prossimità dei confini con il Messico e Belize. Gli archeologi, coordinati da William Saturno della Boston University, hanno notato i resti di affreschi su una delle pareti, e procedendo con cura negli scavi, hanno scoperto dipinti figurativi, insieme ad una serie di glifi e cifre. Purtroppo, gran parte degli affreschi sono stati danneggiati in passato dai saccheggiatori, ma diverse figure umane e le annotazioni numeriche dei cicli astronomici sono in uno stato di conservazione relativamente buono.
I dipinti rappresentano figure umane in uniformi nere e sono molto più antichi del Codici Maya, risalenti al periodo compreso tra il 1300 e 1500, e le cui presunte interpretazioni e previsioni hanno fatto molto discutere e generato un vero e proprio businnes su scala mondiale sull’ipotesi che il mondo sarebbe finito (non si sa per mano di chi) il 21 dicembre di quest’anno.

Il luogo dove è avvenuta la scoperta e, in alto a destra, alcuni dei numeri e glifi relativi al “nuovo” calendario Maya.

La presenza di glifi lunari in una delle tabelle numeriche ha subito sollevato il sospetto che si trattasse di registrazioni astronomiche. Dopo tutto, è noto da tempo che i Maya tenevano un registrazioni molto accurate dei fenomeni astronomici. Ma il significato e il contesto dei numeri non è risultato immediatamente chiaro. C’è voluto del tempo per la loro decodifica. Le annotazioni sulle pareti sembrano rappresentare vari cicli astronomici: il calendario cerimoniale di 260 giorni, l’anno solare di 365 giorni, il ciclo di 584 giorni del pianeta Venere e quello di 780 giorni di Marte. Secondo gli archeologi, la sala in cui sono stati trovati gli affreschi potrebbe essere quella di uno scriba o di un sacerdote, il cui compito era quello di essere custode dei documenti di una comunità Maya.
Secondo alcuni presunti “ricercatori”, la data del 21 dicembre 2012 è stata correlata alla fine del calendario Maya di lungo termine, che era basato su un ciclo di 13 intervalli detti baktun, ciascuno della durata 144.000 giorni. Ma le antiche iscrizioni ritrovate sui muri della stanza mostrano intervalli di tempo molto lunghi, compreso un periodo di 17 baktun.

La bufala svelata
Il calendario Maya non finiva quindi al baktun numero 13. Diciassette baktun rappresentano circa 6.700 anni, che è molto più lungo del ciclo di 13 baktun di 5.125 anni, su cui si sono basate le fantasie di furbi scrittori. In passato diversi scienziati e archeologi hanno cercato di sfatare la favola della fine del mondo il 21 dicembre 2012, affermando che la fine del baktun 13 non rappresentava la data della fine del mondo, ma semplicemente la fine di un ciclo e l’inizio di uno nuovo in una serie potenzialmente infinita, come, ad esempio, passare dal 31 dicembre al 1 gennaio. Evidentemente i loro sforzi non hanno raggiunto grandi obiettivi.
Se qualcuno è fortemente convinto che il mondo finirà nel 2012, non c’è pittura che possa fargli cambiare idea. L’unica cosa che li convincerà è vedere ancora sorgere il Sole il 22 dicembre mattina (nel caso: ecco che cosa pensa la Nasa della fine del mondo).
E’ estremamente improbabile che l’impatto di asteroide o l’esplosione di una supernova vicina possano estinguere la vita sul nostro pianeta. Il pericolo maggiore deriva piuttosto dal comportamento del cosiddetto homo sapiens sapiens, che se continuerà sulla china che è stata presa negli ultimi decenni (sfruttamento parossistico delle risorse, inquinamento, sovrappopolamento, ecc.), non fa prevedere un bel futuro per il nostro pianeta.

LA BELLA ITALIA

Amministratori incapaci, progettisti inetti e avidi speculatori

 

I veri deturpatori delle bellezze italiane

di Gilberto Oneto 

Ci si lamenta per gli scarsi risultati della stagione turistica. Ma perché uno straniero dovrebbe venire da noi in vacanza? Per farsi rapinare da albergatori e ristoratori? Per farsi fregare la macchina, scippare o violentare? Per stare in mezzo alla pattumiera e alla sporcizia? Ovunque – basta farsi una navigata sui siti dei vari operatori che prenotano pernottamenti on line – si possono trovare alberghi più belli, moderni, puliti ed economici di quelli del Bel Paese. Qui gran parte del patrimonio ricettivo è rimasto – se va bene – agli anni Settanta, con le tapparelle di plastica, le tesserine che piastrellano il cesso e la tazza di caffelatte per colazione. I ristoranti poi è un miracolo se espongono fuori i prezzi, insistono con il “coperto” (vero segno di italianità) e coltivano con fedeltà la cucina dei film di Alberto Sordi, tutta pizza, spaghetti e profiterol. Alla fine – fisso – un patriottico espresso che impesta l’alito, un ammazzacaffè di limoncello, sambuca o grappa strizzabudelle. I ristoranti sono rumorosi, pieni di plastica, foto di Padre Pio e della Juvent485892047.jpgus, televisore acceso, bottiglie di vino messo a invecchiare sulla credenza delle stoviglie. Grazie a Sirchia, almeno hanno perso il fascino neorealistico delle camere a gas.

Piste ciclabili non se ne vedono, è già tanto se ci sono i marciapiedi. I treni e i mezzi pubblici hanno la qualità e la pulizia dell’Happy Bus degli anni Sessanta, però senza hippies e destinazioni esotiche. Il biglietto si deve obliterare: difficile tradurlo in inglese… Le manifestazioni culturali o ricreative sono poche, paesane e rumorose: ci si aspetta sempre di veder comparire la Lollo adolescente tampinata da De Sica vestito da maresciallo. I turisti ci vengono (o venivano) per l’arte, per il paesaggio e per il clima. Il clima è – grazie a Dio – rimasto ma si trova di uguale o di meglio in cento altri paesi meno cari, sporchi e insicuri. Uno si abbronza molto meglio sul Mar Rosso o ai Caraibi, spende di meno e non ha vu-cumprà o rompiballe vari che lo infastidiscono, e neanche i vicini di ombrellone che ascoltano la partita con la radiolina e berciano vigorosamente. Pure l’arte è rimasta, anche se si fa un po’ di fatica a vederla in mezzo a sacchetti di ruffo e fast-food maleodoranti. Ma è rimasta solo quella protetta e ingessata nei musei perché quella esposta, sulle facciate degli edifici, in cappelle e santelle isolate, in strada, è abbandonata all’incuria, allo smog e ai ladri. Ma è in esaurimento perché si è prosciugata la vena creativa: non se ne fa più. C’è il paesaggio ed è meglio lasciar perdere. Decenni fa si era inventato lo slogan: “Visitate l’Italia prima che gli italiani la distruggano!”.

Detto fatto: sono venuti tutti quelli che potevano e poi se ne sono andati altrove. Comparisse oggi Goethe, si sparerebbe (o ci sparerebbe)! Per questo la responsabilità è largamente collettiva ma qualcuno è sicuramente più responsabile di altri: amministratori ignoranti, speculatori avidi e – soprattutto – progettisti incapaci. Soprattutto, perché a loro sarebbe spettato il dovere di insegnare un po’ di buone maniere culturali ai politici, e di convincere gli “investitori” che le cose fatte bene rendono di più – e più a lungo – di quelle fatte male. I veri distruttori del Bel Paese, i responsabili del nostro vivere male e della catastrofe dell’economia turistica sono proprio loro: ingegneri, architetti e geometri. Sono quelli che hanno redatto piani regolatori demenziali (fatti di corsa alla fotocopiatrice), sono quelli che nelle università, sui libri e sulle riviste hanno per decenni vomitato insulti contro la tradizione, contro la cultura classica e l’architettura popolare. Sono quelli che hanno progettato strade e ponti senza guardare quello che c’era attorno, che hanno disegnato case e condomini tutti uguali (tutti brutti) da Trento a Trapani.

Sono quelli che hanno fatto villette e chalet del cavolo badando solo a essere originali, a “lasciare il segno” come fanno i cani sui lampioni, sbattendosene della tradizione, del paesaggio, della cultura locale e anche del clima: così poi le pareti senza sporto di gronda sono devastate dalla pioggia e i tetti piatti pieni di infiltrazioni. Ma sono anche i disgraziati che hanno redatto leggi e regolamenti “universali”, buoni per tutte le latitudini e pessimi dappertutto, quelli che si sono inventati i rapporti aeroilluminanti, le distanze, le altezze minime e tutte le altre tavanate che – avrebbe detto Guareschi – hanno trasformato le nostre città in padiglioni della Fiera di Milano. E per fortuna che il buon Giovannino aveva visto solo quella un po’ triste dei suoi tempi e non l’autentica vigliaccata architettonica in cui è stata trasferita. Di questo i Verdi non si sono mai occupati. Pronti a illanguidirsi per una nidiata di rospi o a fare sfracelli per un pino malandato, non si sono mai occupati di urbanistica e di architettura: fa peggio un quartiere mal fatto di un inceneritore puzzolente, che può sempre smettere di puzzare. Le case sono in cemento e restano lì. Si dirà che è un guaio successo un po’ dappertutto. Non è vero è successo solo in certi paesi.

Basta girare per la campagna inglese, in Carinzia, Baviera o Bretagna che certe schifezze non si vedono. Sciocchezze sono state fatte anche sulle coste francesi e spagnole, è vero. Però le strade sono pulite, le spiagge non sono discariche, si può andare in giro a piedi, in bicicletta, a cavallo o sul monopattino senza essere sicuro bersaglio di automedonti. Oltre naturalmente a tutto il resto che non è strettamente collegato con la qualità dell’architettura. Pensiamoci, quando spendiamo soldi per tenere in piedi scuole e università in cui si forgiano devastatori ambientali. Chiudiamole! Forse non servirà a risanare il paesaggio ma almeno risparmieremo dei quattrini.

PETIZIONI on line

Tutte le petizioni le trovate qui:  http://www.animalisti.it     

 

In questa sezione sono presenti tutte le petizioni degli Animalisti Italiani. Scegli la Campagna e scarica il modulo per la raccolta delle firme. Ogni firma è importante!                                                                 http://www.animalisti.it/prg/client/template/mainpage.php?module=petizioni&operation=list

Lasciaci la tua e-mail e sarai aggiornato sulle iniziative dell’associazione.

 

TUTTE LE INFORMAZIONI SU http://www.animalisti.it
petizione per la campagna:
CORRIDA
petizione per la campagna:
Vegetarismo
petizione per la campagna:
Caccia
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Cattività: Delfinari – acquari
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Pellicce
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Maltrattamenti
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Randagismo
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Vivisezione


ORA LA PETIZIONE LA PUOI FIRMARE ANCHE ON-LINE!

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Mar 9, 2009 - opinioni    5 Comments

ho ricevuto un taccuino…

Tempo fa lessi un post di fata bislacca dove lei raccontava di aver ricevuto in omaggio un taccuino e ci consigliava di scrivere una mail per poterlo ricevere a nostra volta.

Devo dire che dalla sua foto ho trovato il taccuino veramente molto carino ed ho deciso di provare a scrivere.

Non si sa mai,vuoi vedere che lo ricevo?  

INFATTI!

Eccolo qui!

La mia mania di scrivere troverà finalmente un unico posto invece di vagabondare tra foglietti e fogliettini?

Chissà,il taccuino è talmente grazioso che è un peccato usarlo.

SCHERZO!!!

Forza taccuino,a me la prima pagina!!!

 

Ho ricevuto anche un CD con tutte le immagini della collezione dei taccuini Memoriae©,davvero tutto ok.

In ogni modo trovate tutte le informazioni qui per riceverlo:

http://www.quovadis.eu/it/

 

MemoriaeVoyageOuvert6.jpg
Io ho richiesto questo!

 

 

 

 

 

Mar 4, 2009 - opinioni    12 Comments

LIBRERIA

Vi invito ad andare da DON LUCIANO
Ci sarà un piccolo video con una delle sue prime riflessioni
che lui ha pensato per noi per questa quaresima.
Grazie
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C’è un tale che ha una biblioteca vastissima, migliaia e migliaia di volumi; questa biblioteca ha solo un grave difetto: i libri non sono ordinati secondo alcun ordine logico, e ciò crea una gran confusione. Così, un giorno, questo tale decide di fare la cosa che aveva sempre rimandato, decide che è ora di catalogare i suoi libri. Essendo una persona molto precisa, però, procede in questo modo: cataloga tutti i libri più volte, a seconda di criteri diversi. Per esempio: prima li cataloga per anno di edizione, poi li cataloga per argomento, poi li cataloga per autore, poi per lingua, ecc ecc…’. Per fare ciò procede in questo modo: prende un registro (un catalogo appunto) e comincia a segnare, per esempio, tutti i libri scritti prima del 1900; poi prende un altro catalogo e vi segna tutti i libri scritti dopo il 1900; poi un altro e vi scrive tutti i libri di storia; poi un altro, il catalogo di tutti i libri scritti in italian o; poi il catalogo di tutti i libri scritti in inglese; poi il catalogo di tutti i manoscritti, e via dicendo. Alla fine di questo immane lavoro (fatto a mano) si ritrova con un centinaio di cataloghi, e d’improvviso si rende conto che anche quelli sono fisicamente dei libri, libri che si sono aggiunti alla sua collezione e che quindi vanno catalogati. E qui nota una cosa: alcuni cataloghi fanno parte dei libri che essi stessi catalogano, altri no. Per esempio: il catalogo dei libri scritti in italiano è ANCH’ESSO un libro scritto in italiano, e quindi deve essere catalogato in se stesso, in altre parole l’ultimo libro catalogato nel catalogo dei libri scritti in italiano è “il catalogo dei libri scritti in italiano”. E sono tanti altri i cataloghi che rispettano questa regola; per es. il catalogo dei libri scritti dopo il 1900 è un libro scritto dopo il 1900, e quindi si auto-cataloga; oppure il catalogo dei manoscritti è un manoscritto , quindi si cataloga; e via dicendo. Altri cataloghi invece non rispettano questa regola; per esempio: il catalogo dei libri di storia NON E’ un libro di storia, quindi non aggiunge se stesso in fondo all’elenco dei libri di storia; il catalogo dei libri scritti in inglese NON E’ scritto in inglese, quindi non si cataloga; eccetera. A questo punto il tale si accorge che manca solo una cosa alla sua opera per poterla ritenere completa: i due cataloghi finali: IL CATALOGO DEI CATALOGHI CHE SI CATALOGANO e IL CATALOGO DEI CATALOGHI CHE NON SI CATALOGANO. Prende due nuovi cataloghi ed in uno vi segna tutti i cataloghi che aggiungono se stessi in fondo, e nell’altro segna tutti i cataloghi che non aggiungono se stessi in fondo. Ed ora, per finire, deve solo decidere se questi due cataloghi finali si catalogano oppure no. E qui viene il bello… infatti mentre è logico che IL CATALOGO DEI CATALOGHI CHE SI CATALOGANO si auto-cataloga, il problema sorge con l’altro, IL CATALO GO DEI CATALOGHI CHE NON SI CATALOGANO, perché se lo scrive in fondo a se stesso allora diventa un catalogo che si cataloga, e quindi non deve scrivercelo essendo quello il catalogo di quelli che non si catalogano, ma se non ce lo scrive diventa un catalogo che non si cataloga, e allora deve scrivercelo, ma se ce lo scrive diventa un catalogo che si cataloga, e allora deve toglierlo….. eccetera eccetera, e non se ne esce.

Feb 19, 2009 - opinioni    9 Comments

GERGO

Gergo ingegneristico. (tra parentesi cosa intendono)
1. Sviluppato dopo anni di ricerche intensive. (È stato scoperto per puro caso).
2. Stiamo testando al momento diversi approcci al problema. (Per il momento andiamo avanti per tentativi)
3. Il progetto secondo lo schema originale comporta impreviste difficoltà. (Stiamo lavorando su qualcos’altro).
4. Progetto in stretta collaborazione. (Abbiamo preso un caffe’ assieme)
5. Un esauriente rapporto, basato su un approccio innovativo, e’ in preparazione. (Abbiamo assunto tre neo-laureati)
6. Si ritiene che il cliente sara’ soddisfatto dei risultati. (Siamo cosi’ in arretrato sui tempi di consegna che il cliente accettera’ qualsiasi risultato)
7. I test operativi preliminari hanno dato risultati inutilizzabili. (Quel fottuto affare e’ saltato in aria quando l’abbiamo acceso)
8. I risultati del test sono stati estremamente gratificanti. (Incredibile, ha funzionato davvero !)
9. L’intero concetto e’ stato abbandonato. (La sola persona che ci capiva qualcosa e’ andato in pensione)
10. Pregasi aggiungere commenti e firmare. (Dividiamoci la responsabilita’ per questo)
11. Completamente nuovo. (Le parti non sono intercambiabili con modelli precedenti)
12. Massiccio. (Non provate neanche a sollevarlo senza attrezzature adeguate)
13. Robusto. (Piu’ che massiccio)
14. Leggero. (Appena meno pesante che massiccio)
15. Nessuna manutenzione. (Impossibile da aggiustare)
16. Basso livello di manutenzione. (Quasi impossibile da aggiustare)
17. Seguiamo lo standard. (L’abbiamo sempre costruito cosi’)
18. Prevedo tempi di consegna di circa due mesi se non avvengono imprevisti. (Sicuramente capitera’ qualche cosa e se lavoreremo duro si potra’ forse consegnare entro un anno)
19. I disegni sono buoni entro i propri limiti. (Abbiamo appena iniziato, tracciando un punto o due).
20. Il disegno sarà formalizzato nel rapporto del prossimo periodo. (Non abbiamo ancora iniziato questo lavoro, ma dobbiamo dire qualcosa).
21. Sono stati provati diversi approcci. (Non sappiamo dove siamo, ma ci stiamo muovendo).
22. L’intero concetto dovrà essere abbandonato. (L’unico che capiva la cosa non c’è più).
23. Essenzialmente completo. (Metà fatto).
24. Prevediamo… (Speriamo in Dio!).
25. Il rischio è alto, ma accettabile. (100 a 1, ma con 10 volte il budget e 10 volte la manodopera, possiamo avere una chance di 50/50).
26. Problemi seri, ma non insormontabili. (Ci vorrà un miracolo. Dio dev’essere un program manager).
27. Non ben definito. (Nessuno ci pensa).
28. Richiede un’ulteriore analisi e attenzione nella gestione. (Totalmente fuori controllo)

Dic 19, 2008 - opinioni    6 Comments

bellezza

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Tutti affermano che la bellezza visibile nasce dalla simmetria delle parti, l’una in rapporto all’altra, e ciascuna in rapporto all’insieme; dunque la bellezza di tutti gli esseri è la loro simmetria e la loro misura

Plotino

 

 

 

 

 

Spesso si crede che i canoni della bellezza siano in gran parte legati alla cultura; non qualcosa di innato, dunque, ma qualcosa di appreso.

Uno studio recente condotto da Judith Langlois, psicologa della University of Texas ad Austin, ha sovvertito questa credenza popolare. Per prima cosa, Langlois ha chiesto a soggetti adulti di classificare in base alla bellezza le foto di alcune donne bianche e di colore. Le foto sono state poi mostrate a coppie (una più bella dell’altra) a bambini divisi in due gruppi d età: da due a tre mesi e da sei a otto mesi. I bambini di entrambi i gruppi hanno guardato più a lungo i visi classificati come più attraenti. In modo analogo, si è scoperto che i bambini di un anno giocano per un tempo significativamente più lungo con bambole con un viso attraente.

Esiste dunque una “bellezza” canonica, ma che cos’è che attrae uomini e donne?

FACCIAMO IN MODO CHE SIA L’UOMO IL MIGLIORE AMICO DEL CANE?!?

46c85760ca67da9b4f448f3e032e91f1.jpgqua la zampa,batti cinque!

Descrizione:

Il Simbolo dell’amore per gli animali. Due anelli in acciaio che si intrecciano, è questo l’esclusivo ciondolo che Unoaerre ha realizzato per Enpa per sottolineare quanto può esser forte il legame fra bipedi e quadrupedi.

QUI TUTTE LE INFORMAZIONI:  b44c103718d69c455b4535a92ee8a49b.gifhttp://www.enpa.it/     

GIORNATA DEGLI ANIMALI ENPA IL 4 E 5 OTTOBRE. NASCE IL NUMERO VERDE PER LE ADOZIONI DEI QUATTROZAMPE

Sabato 4 ottobre, San Francesco, e domenica 5 ottobre, torna nelle piazze italiane la Giornata degli Animali, appuntamento ormai tradizionale di chi ha spazio nel cuore anche per amici con la coda.
Quest’anno, grazie al sostegno della Fondazione Petico, c’è davvero da festeggiare la novità assoluta di una importante iniziativa dell’Ente nazionale protezione animali: la nascita del numero verde nazionale per l’adozione dei trovatelli accuditi in tutta Italia. Componendo il numero telefonico gratuito 800.054.054, gestito dal Centro Comunicazione & sviluppo Enpa, si potrà conoscere il recapito telefonico e l’orario di reperibilità del più vicino canile o gattile dove poter trovare un amico a quattro zampe. Anche l’adozione è gratuita, ma richiede l’impegno al rispetto delle leggi da parte dell’adottante. La banca dati è ancora in fase di sviluppo, in quanto dipendente dalla disponibilità dei servizi veterinari regionali e dall’opera certosina dei contatti con un alto numero di associazioni e rifugi. Chiunque lo reputi opportuno può contribuire segnalando recapiti di fiducia.
Chi scenderà in piazza potrà contribuire a un altro grande progetto. Lo scorso anno, la Giornata degli animali aveva lanciato un referendum per conoscere quali sono le iniziative a favore degli animali che i cittadini vorrebbero attuate nella loro città. Con uno scarto netto, è risultata al primo posto la realizzazione del pronto soccorso veterinario. Presso gli oltre 200 banchetti Enpa saranno a tal fine distribuite le cartoline da inviare al presidente del Consiglio e, in diverse regioni, anche ad altre autorità amministrative. Uno stimolo in positivo che vede la regia di Giorgio Panariello e della “Squadra per gli animali” formata, oltre che da Enpa, anche da Lega per la difesa del cane, Lav e Animalisti italiani.
Visto il successo dello scorso anno, presso i banchetti sarà di nuovo possibile trovare la concretizzazione del simbolo dell’amore per gli animali (la zampa di un cane che “batte un cinque” con la mano di un uomo): un gioiello in acciaio, nella doppia versione girocollo o bracciale, realizzato in esclusiva da Unoaerre, uno dei principali produttori mondiali di oreficeria. Infine, le chicche per i bimbi: i palloncini dei Delfini Enpa e il morbido peluche Scotty, donato da Scottex, per raccogliere fondi (con offerta libera) a favore dei suoi fratelli in carne e ossa.
Chiunque condivide l’opera della Protezione Animali, come viene popolarmente chiamata questa antica associazione, ha inoltre l’opportunità di sostenerla subito con il numero unico 4.85.85. Dal 20 settembre al 10 ottobre, chi invia un sms dal suo cellulare personale Tim, Vodafone, Wind o 3 dona 1 € e riempie una ciotola, chi chiama da rete fissa Telecom dona 2 € (e di ciotole ne riempie due!).

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