Giu 16, 2017 - Senza categoria    No Comments

DISABILITA’

La disabilità è relativa.
Siamo noi, persone “abili” a rendere disabili altre persone, costruendo un mondo secondo le nostre possibilità, ignorando le loro e creando barriere insormontabili.
Ma nessuno è disabile, o forse lo siamo tutti.
Prendiamo a caso qualche animale comune, tipo un gatto, un cane, un uccellino o un cavallo, loro hanno sensi, potenzialità, capacità e doti che noi poveri e semplici umani neanche ci sogniamo. Ecco, se questi animali costruissero un mondo secondo le loro capacità noi tutti umani saremmo disabili. Meditate gente, meditate…
Strampalaura

DIMENTICARE IL FIGLIO IN AUTO

Accade ogni estate.
E allora leggi post e commenti, articoli e considerazioni. E nessuno ci sta ad accettare che questo accada a un genitore che ama i propri figli. Nessuno ci sta ad accettare che in quella trappola l’abbia dimenticato proprio una mamma o un papà. Ed è normale, perché significherebbe accettare che l’abominio esiste anche nella mente di un genitore, significherebbe accettare che siamo tutti possibilmente a rischio. E questo ci fa paura, ci rende insicuri e incontrollabili.
E allora ci si domanda quanto bene avrà rivolto quel genitore a quel bambino, nel tentativo di commisurare il suo bene col tuo, quanta considerazione avrà ricoperto nella sua vita, a che posto stava? Ci costruiamo scale per non cadere, nel tentativo di dire che sì, il nostro bene, la nostra attenzione, saranno sicuramente di più, e quindi a noi non può succedere. E invece sbagliamo, ed è questo che nelle storie di bimbi dimenticati in auto ci fa più paura, la consapevolezza taciuta che potrebbe accadere a tutti. C’è un timore nascosto che ci tormenta in testa ogni volta che questo accade, un timore inaccettabile per noi che amiamo così tanto i nostri figli.
Mag 5, 2017 - messaggi    No Comments

… non è che chi decide di abortire sia un mostro…

… non è che chi decide di abortire sia un mostro…
e non è che chi tiene un figlia sia lodevole di un monumento…
ci sono troppi casi..troppe situazioni…
io posso essere contraria all’aborto…ma non per questo credo che chi lo faccia sia un mostro….
io posso decidere di non portare avanti una gravidanza con un bambino malato…ma non per questo sono un mostro…
non sono un mostro le donne che interrompono una gravidanza…è una loro scelta…
molto volte dietro a quel gesto c’è molto ma molto di più di quello che noi possiamo immaginare…
tu puoi non condividere le scelte degli altri…ma devi rispettarle …
perchè tu non decidi cosa è giusto o sbagliato…
perchè tu non conoscerai mai la situazione mai perchè non ci sei dentro….
perchè tu non hai nessun diritto di farlo….
perchè tu non farai i conti con le conseguenze di quella scelta…qualsiasi essa sia…
questo non è egoismo…
è presunzione pensare di sapere tutto….di sapere più degli altri…che chissà come mai sbagliano sempre…
mi chiedo come si fa a sentirsi migliori di altri…
non ci riesco proprio…
non riesco a sentirmi migliore degli altri perchè so che ogni giorno sono peggiore di altri….
Apr 20, 2017 - messaggi    No Comments

Le catene di preghiera

La Chiesa non accetta che si strumentalizzi la preghiera, togliendole valore e importanza, per fini non santi.

In questo senso, le catene di preghiera sono censurabili, per due motivi:

  1. In primo luogo, garantiscono disgrazia a chi non le segue, o le interrompe a livello temporaneo o definitivo, oppure non le reinvia, e sostengono questa minaccia citando ovviamente falsi esempi e false testimonianze. Chi dice queste cose in nome di Dio è un falso profeta e pecca in modo grave. Nessuno può minacciare in nome di Dio.
  2. In secondo luogo, queste catene ingannano perché obbligano la gente a fare un cattivo uso della preghiera, fuorviandola o banalizzandola. È questo il vero obiettivo di questo tipo di catene di preghiera. E questo obiettivo si raggiunge con la presunta “esca” del beneficio personale se si partecipa; in questo senso le catene di preghiera sono superstizione.

Collegare disgrazia, condanna o premio a una catena di preghiera non è conforme agli insegnamenti della Chiesa; il premio e la condanna, inoltre, non derivano dalla partecipazione o meno a queste catene.

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Apr 13, 2017 - Senza categoria    No Comments

Sapete che succede quando non si è più abituati a ricevere amore?

 

 

“Sapete che succede quando non si è più abituati a ricevere amore? Succede che non ti fidi più, che preferisci stare solo. Succede che quando qualcuno ti dice “Ti voglio bene” rispondi con un sorriso e pensi “Come no”. Succede questo, non sei amato per molto tempo e, quando trovi qualcuno che ti ama davvero, muori di paura.”

Mar 31, 2017 - Senza categoria    No Comments

come fare una denuncia

Denuncia, querela, esposto

 

Denuncia

La denuncia da parte dei privati è l’atto con il quale ogni persona porta a conoscenza dell’autorità – pubblico ministero o ufficiale di polizia giudiziaria (e non anche un agente) – un reato perseguibile d’ufficio del quale ha notizia.
Nella generalità dei casi la denuncia è facoltativa ed è obbligatoria nei casi espressamente previsti dalla legge.
La denuncia può essere presentata in forma orale o scritta. Nel primo caso l’ufficiale di polizia giudiziaria – o il pubblico ministero – redige verbale, mentre nel secondo l’atto dovrà essere sottoscritto dal denunciante o da un suo procuratore legale. Per la denuncia da parte dei privati non è previsto un contenuto formale tipico e il denunciante può limitarsi alla semplice esposizione del fatto.
Quando la denuncia è facoltativa non è previsto alcun termine per la sua presentazione, mentre nei casi di denuncia obbligatoria apposite disposizioni stabiliscono il termine entro il quale essa deve essere fatta.
La persona che presenta una denuncia ha diritto di ottenere attestazione della ricezione.

Querela

La querela è la dichiarazione con la quale – personalmente o a mezzo di procuratore speciale – la persona offesa dal reato o il suo legale rappresentante chiede espressamente che si proceda in ordine ad un fatto previsto dalla legge come reato (ossia fa richiesta di punizione) per il quale non debba procedersi d’ufficio o dietro richiesta o istanza. La querela configura una condizione di procedibilità, ma contestualmente contiene l’informazione sul fatto-reato.
La querela va fatta, oralmente o per iscritto, al pubblico ministero, a un ufficiale di polizia giudiziaria o, all’estero, a un agente consolare, e presentata personalmente o a mezzo di procuratore speciale, ma, con sottoscrizione autentica, può essere anche recapitata da un incaricato o spedita per posta in piego raccomandato.
L’Autorità che riceve la querela deve provvedere all’attestazione della data e del luogo della presentazione, alla identificazione della persona che propone la querela ed alla trasmissione degli atti all’ufficio del pubblico ministero (art. 347 c.p.p.).

Non sono dettate regole particolari in ordine al contenuto dell’atto di querela. E’ sufficiente, ma anche essenziale, che oltre ad essere indicato il fatto-reato (con ulteriori eventuali notizie circa il suo autore e le fonti di prova) risulti dalla querela la manifestazione non equivoca del querelante affinché si proceda in ordine al fatto-reato medesimo e se ne punisca il colpevole.
Anche chi presenta la querela ha diritto di ottenerne l’attestazione di ricezione (art. 107 att.).
Eccezionalmente, in caso di flagranza di delitto che impone o consente l’arresto (artt. 380 comma 3 e 381 comma 3), la querela può essere proposta (anche con dichiarazione orale) ad un agente – anziché ad un ufficiale di polizia giudiziaria – presente nel luogo. Nel verbale di arresto va dato atto della dichiarazione di querela.

Il diritto di querela deve essere esercitato, a pena di decadenza, entro tre mesi dal giorno della notizia del fatto che costituisce reato. Il termine è di sei mesi quando si tratta di delitti contro la libertà sessuale (violenza sessuale non di gruppo poiché, per questa, si procede d’ufficio – o atti sessuali con minorenne: artt. 609-bis, ter, quater del c.p., art. 609 septies comma 2 c.p.).

Si può rinunciare al diritto di proporre querela.
La rinuncia può essere espressa (atto redatto in forma scritta) o tacita (compimento di fatti incompatibili con la volontà di querelarsi) ed implica la perdita del diritto di proporre querela (art. 339).
La rinuncia al diritto di proporre querela è un atto preventivo in quanto presuppone che la querela non sia stata presentata. Se la querela è stata presentata può però provvedersi alla sua revoca. La revoca della querela prende il nome di remissione.

La remissione è, dunque, l’atto con cui la persona offesa o chi la rappresenta propone la revoca della querela.
Per essere efficace (e produrre l’estinzione del reato – art. 152 c.p.), la remissione deve però essere accettata. Anche per questo motivo la remissione si differenzia dalla denuncia che invece è un atto unilaterale. Poiché la persona querelata ha interesse, se innocente, a dimostrare attraverso il processo, la sua completa estraneità al fatto-reato che le è stato addebitato, la remissione non produce effetto se il querelato l’ha espressamente o tacitamente ricusata (art. 155 c.p.).

Istanza di procedimento

L’istanza di procedimento è la domanda, presentata al P.M. o alla P.G. o anche ad un agente consolare all’estero, con la quale la persona offesa di taluni delitti comuni (cioè non politici: art. 8 c. 3 c.p.) commessi all’estero dal cittadino o dallo straniero (e che se fossero stati commessi nel territorio dello Stato sarebbero perseguiti d’ufficio: artt. 9 co. 2 e 10 co. 1 c.p.) chiede che si proceda nei confronti dell’autore del fatto.
L’istanza è irrevocabile e rappresenta una condizione di procedibilità: in sua assenza infatti per quel reato non potrebbe celebrarsi alcun processo.
L’istanza può essere presentata entro 3 mesi dalla ricezione della notizia del fatto-reato ed entro tre anni dalla presenza del colpevole sul territorio dello Stato.

Esposto

L’esposto è l’atto col quale si richiede l’intervento dell’Autorità di Pubblica Sicurezza per mediare dissidi privati tra le parti in contesa.
Alla composizione bonaria della lite, l’Autorità di P.S. provvede a mezzo degli Ufficiali di P.S. (appartenenti al ruolo dei dirigenti e dei commissari della Polizia di Stato ed Ufficiali dei Carabinieri), i quali redigono verbale che può essere prodotto in giudizio con valore di scrittura privata riconosciuta.
Qualora dai fatti si configuri un reato, l’Ufficiale di P.S., se il fatto è perseguibile d’ufficio, deve informare l’Autorità giudiziaria, mentre se trattasi di delitti perseguibili a querela può, a richiesta, esperire un preventivo componimento della vertenza, senza che ciò pregiudichi il successivo esercizio del diritto di querela.

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